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i cereali integrali: fanno dimagrire, regolano l’intestino, riducono rischi cardiaci

Inserito il 15 gennaio 2015 alle 09:08:00 da idealdieta. IT - Proprietà dei cibi

Indirizzo sito : Lastampa


Negli ultimi anni sono divenuti il filo conduttore di quasi tutte le diete. Le consegne dei nutrizionisti, ormai, partono molto spesso da una raccomandazione: eliminare i carboidrati non serve, cambiare la fonte di approvvigionamento sì. Via libera, dunque, al consumo dei cereali integrali, più ricchi di fibre alimentari rispetto a quelli raffinati. Perché è utile aumentare questi apporti? L’Efsa, l’Autorità europea che si occupa di sicurezza alimentare, afferma che «consumando 25 grammi di fibra al giorno, si può ridurre la costipazione e osservare un rischio più basso di sviluppare diabete di tipo II, malattie cardiovascolari e aumento di peso».
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Pur non essendo digeribili e non avendo alcun valore nutritivo, le fibre accrescono il senso di sazietà, regolano la funzionalità intestinale, aiutano a mantenere sotto controllo i livelli di glicemia e colesterolo del sangue e favoriscono l’equilibrio della flora batterica intestinale.

Il parere, reso noto nel 2010, continua a raccogliere elementi a supporto. Risale a pochi giorni fa, infatti, la pubblicazione di uno studio sul Journal of the American Medical Association da cui è giunta una ulteriore conferma: chi mangia più cereali integrali ha un rischio di mortalità precoce causato da eventi cardiovascolari inferiore rispetto a chi è più avvezzo a consumare zuccheri raffinati. Gli autori dello studio sono arrivati a questa conclusione dopo aver esaminato l’associazione tra il consumo di cereali integrali e il rischio di morte utilizzando i dati di due grandi ricerche: quasi centoventimila le persone sane osservate e precedentemente campionate nell’Health Study Nurses (1984- 2010) e nell’Health Professionals Follow-up Study (1986-2010). Chi consumava almeno 28 grammi di cereali integrali al giorno, aveva un rischio inferiore del 9% di morire per cause cardiovascolari. «I risultati supportano le linee guida che raccomandano l’aumento del consumo di cereali integrali per facilitare la prevenzione delle malattie croniche», è la summa tratta dai medici.

Più basso rischio cardiovascolare, ma non minore probabilità di sviluppare un tumore: questa la seconda conclusione del lavoro che, se abbinata a quella tratta da un altro studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association, rischia di ridimensionare l’efficacia preventiva a tavola dei cereali integrali. Nell’ultima ricerca è stato preso in esame il valore dell’indice glicemico che indica la velocità con cui aumenta la glicemia in seguito all’assunzione di un quantitativo dell’alimento contenente cinquanta grammi di carboidrati. I cereali integrali hanno valori più bassi rispetto a quelli raffinati, ma secondo i ricercatori americani - che hanno monitorato la dieta di 163 adulti in sovrappeso per cinque settimane - ciò non basta ad apportare miglioramenti significativi alla sensibilità all’insulina, ai valori di pressione massima e ai livelli di colesterolo nel sangue. Visti i numeri e la durata (cinque settimane) dello studio, però, le conclusioni appaiono sommarie.

Il consumo di cereali integrali, oltre a garantire un indice glicemico più basso, assicura maggiore sazietà. E un minor senso di fame riduce anche il rischio di avere chili in eccesso, considerati la “benzina” di qualsiasi tumore . Di fronte alla pubblicazione di questi studi, come occorre dunque comportarsi a tavola senza cadere in errore? «Bisogna saper scegliere senza mai perdere lo spirito critico - ha affermato Antonio Moschetta, docente di medicina interna all’Università degli Studi di Bari, nel corso dell’ultimo appuntamento de “Gli Aperitivi della Scienza”: rassegna di divulgazione scientifica organizzata a Taranto durante le vacanze natalizie -. Non è ammissibile che mezzo chilo di pasta costi trenta centesimi. E oggi un bambino trova in quattro centimetri cubi la stessa quantità di zucchero che quarant’anni fa avrebbe trovato in un metro cubo di frutta. Basterebbe recuperare alcune buone abitudini del passato per ridimensionare i rischi a tavola: più legumi e cereali integrali, porzioni meno abbondanti, maggiore attenzione alle modalità di cottura e alla filiera alimentare».



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