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Lavori del futuro, guida alle professioni alternative

Inserito il 25 febbraio 2010 alle 03:24:00 da unideanet. IT - Lavoro


Community manager, content editor, culture coordinator, brand manager, nel glossario di chi sia in cerca di una collocazione al passo con le richieste del mercato, potrebbero essere dei termini da memorizzare per costruirsi un profilo professionale vincente. Sono professioni contemplate in "Jobbing. Guida alle 100 professioni più nuove è più richieste" (Sperling&Kupfer editore), un volume comprensivo di 100 schede sinottiche, con appendici strutturate, scritto da Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa.
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Incorvaia - ideatore insieme a Rimassa di un blog di successo e del libello Generazione mille euro, diffusosi in maniera virale - ha aperto “in tempi non sospetti una finestra sullo stato complessivo di incertezza e precarietà dei giovani atipici italiani". "In questo caso - spiega l'autore - "non abbiamo voluto cavalcare denuncia. Vedendo l'immobilismo delle istituzioni". Il libro, infatti, assume i contorni del completamento attraverso la proposta.

Scorrendo tra le pagine del volume si può riscontrare una gamma di lavori non propriamente riconosciuti come tali, che presentano analogie, affinità e correlazioni evidenti. "Alcuni non sono lavori veri e propri", ammette Incorvaia "nella guida c'è la segnalazione di profili, con la retribuzione media, il percorso da intraprendere, alcuni sono da considerare non tanto lavori professionalizzanti in senso assoluto, quanto collaborazioni free lance".

Possono continuare a sperare, allora, i laureati in Scienze della Comunicazione, a lungo bistrattati come figli di un dio minore, in particolare nell'ambito delle nuove tecnologie. Nonostante "i modelli economico-matematici e le statistiche parlino di decrescita" le porte della rassegnazione non prevarranno. L'ICT si conferma una delle porte d'accesso privilegiate per nel mondo del lavoro.

"In realtà" - sostiene Incorvaia - "si vuole delineare una tendenza più che fornire un panorama delle professioni del futuro, senza edulcorare la realtà o disegnare situazioni paradisiache". Nel recruitment di sistema, il mercato risulta viziato da "precarietà, basse retribuzioni, assenza di trasparenza e mancanza di meritocrazia nella selezione". Come conciliare la flexsecurity con il precariato allora? "Lo stato tamponi, attivi gli ammortizzatori sociali (va bene l'una tantum pari al 20% dell'ultima retribuzione annuale prima era il 10%), li adegui ai parametri esteri e si apra al mercato dell'innovazione in modo trasparente".

Il potere della Rete
A quanto pare, malgrado i default, soprattutto borsistici, della "net economy", la selezione di un lavoro in ambito web è uno degli comparti maggiormente battuti dagli head hunter. Un mestiere su cui puntare nei prossimi anni esiste. "Il project manager", secondo Incorvaia, "diverrà fondamentale in futuro, una professione più strutturata, non basata sull'improvvisazione, capace di stabilire un ponte tra i linguaggi multimediali, la grafica e il social networking. Sempre maggiori ambiti dovranno confrontarsi con questa figura che dovrà conciliare editing, high skills e competenze proteiformi". In Italia va irrobustita, quando non implementata tout court, però, la cultura del web. "Una nuova alfabetizzazione digitale è necessaria, bisogna passare dal web come strumento di fruizione estemporaneo per esaudire un bisogno immediato a strumento di formazione, divulgazione e business", spiega l'autore. "Makerting e pubblicità investono nelle old technologies (Tv e stampa) che hanno un bacino potenziale infinitamente inferiore alla Rete". Timidi segnali di inversione di tendenza arrivano, per fortuna, dai dati del mercato pubblicitario (Osservatorio Fcp-Assointernet). A febbraio la crescita della raccolta, rispetto allo stesso mese del 2008, risulta essere positivo +6% (fonte Osservatorio Fcp-Assointernet). Del resto l'inadeguatezza e la scarsa competitività si evince anche dalle cifre elaborate da Eurostat. l'Itlia ha l'80% di imprese connesse, contro l'85 della media europea. Tuttavia, gli ordinativi tramite gli strumenti della Rete sono appena il 3%, contro la media europea del 15. I "milleuristi" non cerchino alibi.



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